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Scheda di archivio


Collocazione


Livello di descrizione

U. D. Manoscritto

Autore

N.I.

Titolo (incipit)

4.1. Inventario delle masserizie appartenenti all'Accademia della Crusca

Data Iniziale

post 22 maggio 1591

Data Finale

ante 27 luglio 1609 ca.

Consistenza

Cc. 10

Contenuto

L'unitą documentaria conserva alle cc. 2r-3v, di mano non identificata, un inventario delle masserizie appartenenti all'Accademia della Crusca che elenca i seguenti oggetti:
«Impresa del [sic] Accademia in arme.
Quadri otto ritrattovi vari Accademici morti.
Un seggio in luogo eminente; sopravi una seggiola di quoio rosso dove siede l'Arciconsulo con tappeto sotto di panno verde.
Un armadio a guisa di Frullone sopra del quale vi č una Tramoggia dove si metton le compositioni.
Sgabelli trentadua [sic] di noce i quali stanno distintamente per l'Accademia per servitio [segue "deg" cassato] et uso degl'Accademici.
Un paramento di panni verdi de' quali č parata tutta l'Accademia.
Due portieri del medesimo panno.
Una Bugnola a guisa di cattedra con tutta la prospettiva di sopra.
Una tavola lunga coperta di celoni verde su la quale stanno diversi libri.
Un'altra tavola lunga senza coperta su la quale sono stanno i fogli attenenti al Vocabolario.
Una seggiola di cuoio rosso seggio del Arciconsolo [tutto cassato].
Un'altra seggiola di [segue "velluto" cassato] cuio [sic] rosso che serve per l'Arciconsolo quando sta alla tavola.
Un sgabello di noce senza spalliera allato alla Tramoggia, luogo dove siede il Castaldo.
Un seggio sotto l'impresa grande dove risiede l'Arciconsolo [tutto cassato].
Una tafferia entrovi l'impresa dello Infarinato che serve per tenervi le fave.
Un quartuccio di rame che serve per mandare i bartiti [sic per "partiti"] in vece di bossolo.
Tre code di golpe insieme legate servono per mandar via la polvere.
Dicianove roste che servono la 'state per far vento agl'Accademici.
Una tavola lunga senza trespoli appoggiata al muro.
Un'arme di legniane senza dipignere la quale deve servire per farci far l'impresa grande [segue aggiunto da altra mano:] Si fece dipignere quando il Rimenato fece l'orazione delle lodi di Ferdinando Medici Granduca di Toscana (aggiunto di seguito da altra mano).
Un sacco di legname in testa alla parte di sopra serve per armadio.
Una testa di Dante di rilievo che deve star sopra la bugnola.
Una scala di legno spartata nello stanzino serve per attaccar le imprese.
Una cassetta da spazzatura similmente nello stanzino spartato.
Duo trespoli che servono [segue cassato "del"] per la tavola appoggiata al muro.
Un annaffiatoio di terra.
Una scaletta di legno di duo scaglioni per salire alla finestra.
Un tavolino coperto di panno verde luogo do' sta il Segretario a scrivere il Diario del [sic] Accademia.
Uno sgabello senza spalliera allato a detto tavolino dov'č il medesimo Segretario.
Un sigillo d'ottone con due impronte del [sic] impresa grande del Accademia una maggiore ed una minore.
Duo calamai di terra servono per i bisogni degl'Accademici.
Duo polverini di stagno servono per i bisogni degl'Accademici.
Un fiachetto [sic] d'inchiostro.
Un candellier d'ottone serve per far lume quando si veglia.
Un candellier di terra serve per far lume alle veglie in suplimento di quel d'ottone.
Un libretto in quarto di cartapecora legato in cuio [sic] rosso con filetto d'oro nel quale sono scritte le leggi del [sic] Accademia.
Uno spianatoio in argentato il quale serve per scetro nel pigliare il consolato con il libro delle leggi.
[Segue aggiunto all'elenco da altra mano:] Una mensola di legno dipinta a porfido dove sta sopra la testa di Dante sopra la Tramoggia.
Un'impresa dell'Accademia a foggia di Tafferia con le spighe intorno tutta di legname».
Il testo presenta alcuni interventi correttivi. Le aggiunte alle cc. 2v e 3v sono attribuibili alla mano di Filippo Pandolfini. Cc. 1r-v, 4r-10v bianche.

Nomi

Annebbiato
Pier Francesco Giovanni
Filippo Pandolfini
Rimenato
Giuliano Giraldi
Ferdinando Medici
Ferdinando de' Medici
Severina Parodi
Giovanni de' Bardi
Incruscato
Dante

Scheda a cura di

Giulia Stanchina

Revisione a cura di

Elisabetta Benucci