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Scheda di archivio


Collocazione


Livello di descrizione

Fondo

Titolo

Giorgio Pasquali, 1901-1953

Data Iniziale

1901

Data Finale

1953

Consistenza

1867 unità archivistiche, 45 buste

Contenuto

Il fondo contiene documentazione prodotta da Pasquali, prevalentemente legata alla sua attività di studioso, ma anche espressione di relazioni extra-lavorative, amicali e parentali. Con ogni probabilità, anche a giudicare dalla storia archivistica del fondo, si tratta di un insieme parziale dei documenti originariamente appartenuti al filologo.

Al suo interno sono state individuate le seguenti macro-aggregazioni: 1. “Corrispondenza”; 2. ”Università”; 3. “Pubblicazioni”; 4. “Scritti inediti e di dubbia attribuzione”; 5. “Materiali e strumenti di lavoro”; 6. “Conferenze, incontri, comunicazioni radiofoniche”; 7. “Testi di altri ricevuti a vario titolo e supervisioni”; 8. “Rapporti con enti diversi”; 9. “Documenti personali”; 10.” Scritti su Pasquali”; 11. “Fotografie”; 12. “Materiali a stampa”. Questi raggruppamenti sono integrati da altri due piccoli nuclei aggregati di carte, appartenuti rispettivamente alla moglie e al fratello del filologo, indicati con le diciture “Subfondo Maria Pasquali” e “Subfondo Alberto Pasquali”.

Nomi

Nosei Maria
Pasquali Alberto
Pieraccioni Dino
Lenzuni Anna
De Martino Domenico
Pasquali Gustavo
Lasagni Marianna
Lasagni Pietro
Pasquali Ercole
Salvadori Giulio
Schiavetti Nicola
Festa Nicola
Schwartz Eduard
Leo Friedrich
Wackernagel Jacob
Pohlenz
Max
Wilamowitz Moellendorff Ulrich von
Vitelli Girolamo
Cessi Camillo
Ussani Vincenzo
Funaioli Gino
Croce Benedetto
Gentile Giovanni
Maas Paul

Luoghi

Firenze
Pisa
Roma
Lipsia
Gottinga
Berlino
Catania
Milano
Empoli
Bari
Foligno
Monaco
Lund
Amburgo
Torino
Belluno

Storia istituzionale/biografia

Giorgio Pasquali nacque a Roma il 29 aprile 1885, da un’agiata famiglia. Il padre Gustavo, esperto di diritto internazionale e professionista ben noto, fu avvocato delle ambasciate tedesca e austriaca, nonché dell’Istituto archeologico germanico di Roma. La madre, Marianna Lasagni, era l’ultima discendente di una famiglia illustre e nipote del cardinale Pietro Lasagni. A causa della prematura morte del padre, furono più cospicui gli scambi col nonno Ercole, ginecologo della Casa Reale e docente universitario.

Grazie ai pregressi rapporti del padre con l’Istituto archeologico germanico egli poté accedervi nel 1903, ancora studente. Lì maturarono i primi contatti con studiosi tedeschi dell’antichità e si consolidò il suo interesse per gli studi classici, conclusi con ottimi risultati presso il Liceo Terenzio Mamiani di Roma. Sin dall’esperienza liceale si originò la sua vocazione di studioso delle letterature classiche, grazie anche all’influenza di insegnanti come Giulio Salvadori e Nicola Schiavetti. Il naturale sviluppo fu rappresentato dalla laurea in lettere, conseguita nel giugno 1907 presso l’Università di Roma con una tesi su “La commedia mitologica e i suoi precedenti nella letteratura greca”, seguita dal professore Nicola Festa.

Già prima della laurea Pasquali – definito presto «il fanciullo prodigio della filologia» – aveva iniziato a pubblicare su diversi periodici. Poco dopo mostrò la propria maturità con l’edizione dei “Procli Diadochi in Platonis Cratylum commentaria” presso la Teubner di Lipsia. Era il 1908, anno di fondamentale rilevo per lo sviluppo della sua vita di filologo: grazie all’assegnazione di una borsa di perfezionamento poté recarsi all’Università di Gottinga, dove seguì dei corsi nel semestre invernale 1908-1909, per poi spostarsi a Berlino nel semestre estivo del 1909.

L’anno seguente conseguì la libera docenza in letteratura greca presso l’Università di Roma, tra i primi passi del travagliato iter dei concorsi per l’insegnamento universitario, che lo vide escluso nel 1909 all’Università di Catania e poi nel 1914 alla Regia Accademia scientifico-letteraria di Milano. Dopo un anno di insegnamento a Roma, nel 1911-12 fu supplente di letteratura greca all’Università di Messina.

Nel semestre estivo del 1912 conseguì a Gottinga l’abilitazione all’insegnamento universitario in Germania, dove rimase – con una pausa nell’ottobre 1914 – fino all’aprile 1915. Il soggiorno tedesco si rivelò decisivo per la sua formazione culturale e gli permise di conoscere e frequentare «maestri» quali Eduard Schwartz, Friedrich Leo, Jacob Wackernagel, Max Pohlenz e Ulrich von Wilamowitz Moellendorff. Si trattò di un’esperienza che gli avrebbe permesso in seguito di fare da intermediario intelligente tra tradizione filologica tedesca e cultura italiana, sul cui orientamento generale Pasquali ebbe risonanza profonda, integrando, correggendo e confutando tendenze a lungo dominanti e trionfanti.

Tornato in Italia a guerra già deflagrata, assunse un incarico presso il Regio Istituto di studi superiori di Firenze prendendo il posto del docente di letteratura greca Girolamo Vitelli, che ne aveva fortemente sostenuto la nomina come suo successore. Rimase così a Firenze dal 1915 al 1920, a parte un’interruzione di 18 mesi dovuta al servizio militare, per cui fu assegnato al reparto censura prigionieri di guerra.

Nel 1920 Pasquali vinse il concorso bandito dall’Università di Messina, dove tornò ad insegnare fino al 1921. Nel gennaio di quell’anno sposò frattanto Maria Nosei, maestra elementare di Empoli che sarebbe stata sua compagna per tutta la vita.
Nello stesso periodo fu co-direttore della rivista «Rassegna italiana di lingue e letterature classiche», condividendo la responsabilità con Camillo Cessi, Vincenzo Ussani e Gino Funaioli. L’anno seguente iniziò a dirigere il periodico «Studi Italiani di filologia classica», alla cui guida sarebbe rimasto sino alla morte improvvisa. Nel luglio 1923 Pasquali venne nominato membro del Consiglio superiore di Pubblica Istruzione.

Intanto sin dal 1921 venne richiamato a Firenze per l’insegnamento della letteratura greca. Presso la stessa Università divenne professore ordinario nel 1924, con una cattedra che ricevette la nuova denominazione di filologia classica, caratterizzata dall’alternarsi di corsi di letteratura greca e latina.
Proseguiva nel contempo la sua fiorente produzione scientifica, che si era già manifestata nel decennio precedente in opere come “Quaestiones Callimacheae” (Gottinga, 1913), “Menandro” («Atene e Roma», 1917-18), “Orazio lirico” (Firenze, 1920), “Filologia e storia” (Firenze, 1920), “Socialisti tedeschi” (Bari, 1920), “L’Università di domani” (Foligno, 1923), (1925).
Nel 1925, anno della pubblicazione di “Gregorii Nysseni epistolae” (Berlino), il filologo fu tra i firmatari del “Manifesto degli intellettuali antifascisti” di Benedetto Croce. Tuttavia la sua avversione al fascismo si attenuò successivamente, fino alla richiesta della tessera del PNF nel 1933.

Frattanto nel 1926 Pasquali fu nominato Socio corrispondente della Società Colombaria fiorentina e l’anno seguente ottenne la stessa posizione per l’Accademia dei Lincei. Nel 1928 fu Gastprofessor presso l’Università di Kiel, divenne socio dell’Accademia di Monaco e poi dell’Accademia di Gottinga e di Lund. Nel 1929 avviò una fitta collaborazione con l’”Enciclopedia Italiana” e nel 1930, dopo varie incertezze, rifiutò una cattedra ad Amburgo. Dal 1931, per iniziativa di Giovanni Gentile, tenne seminari di filologia classica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa.

Anche gli anni Trenta furono contraddistinti da notevole produzione letteraria, con l’apice rappresentato dall’ammirevole “Storia della tradizione e critica del testo” (Firenze, 1934), ma si caratterizzarono anche per l’inizio della lunga e brillante serie delle sue “Pagine stravaganti” (dal 1933 in avanti), in grado di restituire l’ampiezza e la varietà dei suoi interessi oltre che il suo impegno nel campo della politica culturale e scolastica. Seguirono altri importanti lavori, come “Preistoria della poesia romana” (Firenze, 1936) e “Lettere di Platone” (Firenze, 1938).
Negli anni Trenta fu più frequente e produttiva la sua attenzione per la lingua italiana – che si manifestò dalla fine del decennio sulla rivista fiorentina «Lingua nostra» – e fu sua la proposta di un nuovo grande vocabolario, un “Thesaurus” della lingua italiana di respiro analogo a quello del “Thesaurus linguae latinae”.
Nel marzo 1936 gli venne comunicata la nomina a membro ordinario dell’Istituto di Studi etruschi e nel mese successivo divenne Accademico della Crusca, istituzione in cui ricoprì inizialmente il ruolo di revisore dei conti. Nel 1937 la Facoltà di Lettere dell’Università di Gottinga – in occasione delle celebrazioni per i duecento anni dell’istituzione – gli conferì una laurea honoris causa in filologia classica. Ma la notizia più lieta fu la nomina ad Accademico d’Italia del 2 dicembre 1942: un riconoscimento tanto atteso, che tuttavia nel 1946 gli sarebbe costato una discussa e sofferta esclusione dall’Accademia dei Lincei.
Sempre nel 1942 ricevette la nomina di Socio ordinario dell’Istituto nazionale di studi sul rinascimento; risultava nel contempo membro del Comitato di Firenze della Società nazionale “Dante Alighieri” e della commissione per la riforma presso l’Accademia della Crusca.

L’insegnamento universitario a Firenze e i seminari alla Normale di Pisa proseguirono fino alla morte, ma dovettero interrompersi dal 1943 al 1946 a causa di una grave malattia e di una conseguente crisi depressiva, presumibilmente collegate – oltre che ad uno stato fisico provato – anche alle laceranti ripercussioni del conflitto bellico in corso e ad una solitudine intellettuale dovuta alla lontananza dei propri allievi, richiamati alle armi.
Non a caso la progressiva ripresa delle sue attività si avviò nei primi mesi del 1946 con un seminario per giovani filologi, tenuto tra le pareti domestiche: uno dei suoi «scolari» ha affermato infatti che egli avrebbe potuto vivere senza scrivere libri o articoli, ma non senza insegnare, riferendosi ad un’attività didattica esplicata – più che dalla cattedra – nelle esercitazioni dei suoi seminari, nelle conversazioni, per la strada, nei caffè.

Negli anni seguenti riacquistò nuova operosità e dal giugno 1949 ricoprì l’incarico di direttore del Centro studi di filologia italiana della Crusca. Nel marzo precedente iniziò a curare la rubrica radiofonica RAI “La nostra lingua: quindicinale di varietà linguistiche”, i cui interventi – conclusi nel luglio 1951 – furono in gran parte raccolti postumi in “Conversazioni sulla nostra lingua” (Torino, 1953). Nel 1950 riunì anche vari suoi articoli riguardanti la scuola italiana nel volume “Università e scuola” (Firenze), come ripresa e approfondimento di problemi a cui era molto sensibile.
Nel 1952 curò l’edizione italiana del saggio di Paul Maas “Textkritik” (“Critica del testo”, Firenze). Fece in tempo a consegnare all’editore Le Monnier il manoscritto del suo volume “Storia dello spirito tedesco nelle memorie di un contemporaneo”, prima che un tragico incidente stradale occorsogli a Belluno ne causò la morte il 9 luglio 1952.

Scheda a cura di

Simone Lisi

Revisione a cura di

Elisabetta Benucci